Digital Trend – News – Eventi

Rimani aggiornato sui Digital trend, sugli eventi organizzati da Sintra e sulle news del momento.
In questa sezione troverai argomenti interessanti su tutto ciò che riguarda il digitale per le aziende: dalla Digital Transformation, all’Industria 4.0 ed a tutto il modo del lavoro che si sta sviluppando intorno a questo trend.

Vinitaly: Italia leader nel settore del vino e per il commercio online?

Nel mese di aprile, dal 7 al 10, a Verona andrà in scena l’evento Vinitaly, la più importante manifestazione dedicata al mondo del vino e che si svolge annualmente da oltre 50 anni.

L’ultima edizione, svolta nell’aprile 2018, ha portato nella città veneta circa 130mila visitatori, provenienti da ben 143 nazioni, a testimonianza di quanto impatto e quanto mercato abbia il settore vinicolo per il nostro Paese.

All’evento di Verona confluiscono infatti moltissimi produttori, espositori, importatori, ristoratori, giornalisti, addetti social, ma anche turisti, appassionati e famiglie, per girare tra i padiglioni ed assaporare vini attraverso degustazioni, fare rete e conoscere le novità e le tendenze del mercato che vengono presentate ogni anno in questo prestigioso Salone internazionale del Vino.

Vinitaly: i dati ufficiali sull’andamento del settore del vino

L’edizione di Vinitaly del 2018 ha confermato come l’Italia sia leader mondiale nella produzione di vino: possiamo perciò analizzare i principali dati di questo settore attraverso la lettura dei più recenti report pubblicati dagli esperti di settore: l’analisi effettuata dall’ufficio Studi di ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) e il report annuale di “Vino in Cifre” (dell’Unione Italiana Vini) sono due fonti che offrono spunti molto interessanti.

Il primo dato riguarda la produzione nazionale di vino, che nel 2017 si è attestata ad oltre 42 milioni di ettolitri ma che tuttavia ha subito un sensibile calo rispetto alle precedenti annualità, per via delle difficili condizioni climatiche registrate nel 2017 a causa di caldo anomalo e siccità prolungata.

Due fattori che hanno condizionato la vendemmia, rendendola tra le più avare dell’ultimo periodo.

I dati stimati per il 2018 offrono comunque segnali positivi di crescita e ipotizzano un ritorno della vendemmia intorno ai 50 milioni di ettolitri.

produzione vino italia

Impatto del settore vinicolo nell’economia italiana

Nel 2017 il fatturato nazionale del settore vinicolo ha superato i 13 miliardi di euro, quest’ultimo con un trend in crescita negli ultimi anni.

Le aziende agricole con vigneti sono, in Italia, oltre 310mila e con una superficie media superiore ai 2 ettari.

Siamo il terzo paese europeo ed il quarto del mondo come superficie destinata alla produzione del vino (642mila ettari in totale), dopo Spagna, Francia e Cina. Occorre tuttavia segnalare come la superficie vinicola italiana ad inizio millennio fosse di poco inferiore agli 800mila ettari e quindi in meno di 20 anni c’è stato un calo circa del 18%, in gran parte avvenuto nelle regioni del Centro Italia e del Meridione.

superficie vite italia

In Italia ci sono inoltre circa 46mila aziende vinificatrici, ovvero le “cantine”, ma anche questo è un dato in sensibile diminuzione nel corso del decennio (esse erano oltre 60mila nel 2010).

A livello regionale troviamo alcuni territori che svettano nel ranking nazionale, sia per via della vocazione vinicola che per quella della struttura geografica del luogo.

Il Veneto è la prima regione italiana come produzione e da questo territorio arriva circa un quinto del totale nazionale del vino.

Le prime quattro regioni (Veneto, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia) arrivano insieme al 60% della produzione nazionale.

E’ invece la Sicilia ad avere la maggior superficie regionale ad uso vinicolo (quasi 100mila ettari, ma in costante diminuzione, a differenza del Veneto, secondo in classifica, che è in crescita negli ultimi anni, così come buona parte del Nord Est) ed infine è la Puglia il territorio con più aziende con vite da vino (oltre 37 mila).

ranking regioni settore vino

Export nel settore del vino

Italia e vino sono un binomio vincente nel mondo: tra tutte le nazioni siamo i primi produttori, i terzi come consumo e i secondi nelle esportazioni, preceduti dalla Francia in termini di valore dell’export e dalla Spagna in termini di volume dell’export.

Esportiamo infatti circa 6 miliardi di euro per il vino (dato in costante aumento ed equamente ripartito tra Paesi UE ed extra UE) ed oltre 20 milioni di ettolitri, principalmente a Stati Uniti, Germania e Regno Unito, ma la sfida del mercato italiano sta cercando di cogliere le opportunità nei paesi emergenti per conquistare un nuovo segmento, riuscendo a superare la concorrenza.

Gli Stati Uniti, infatti, sono diventati il primo paese consumatore di vino (anche grazie alle generazioni più giovani) ma nazioni “non tradizionali” del mercato come Cina e Russia stanno incrementando il consumo anno dopo anno in modo significativo e stanno scalando la graduatoria dell’export italiano.

paesi produzione vino

L’Italia primeggia nel mondo anche riguardo ai riconoscimenti vinicoli, con oltre 500 vini di tipo DOP (Denominazione di Origine Protetta) oppure IGP (Indicazioni Geografiche Protette), a testimonianza dell’alta qualità del nostro vino.

La Toscana e il Piemonte primeggiano in questa particolare classifica basata sul numero di riconoscimenti, seguite da Veneto e Lombardia.

Oltre tre quarti della superficie vinicola italiana è destinata alla produzione di vini DOP e IGP ed è un vino del Nord Est, il Prosecco, il principale DOP italiano, sia come volumi di produzione che come valore economico.

Vendita online e comportamento d’acquisto nel settore del vino

Un’ulteriore importante sfida che l’Italia deve affrontare riguarda il mercato dell’e-commerce, in cui questa volta emerge come nel settore vino il nostro Paese debba crescere e migliorare rispetto ad altri competitor.

I dati forniti da Ovsi-Ceves indicano una media europea intorno al 20% di vino venduto online, mentre in Italia siamo circa al 6%, con un trend in buona crescita, ma ancora distante da altre nazioni.

Pur essendoci qualche difficoltà logistica superiore ad altri settori merceologici (dovuta alla tipologia di prodotto), occorre sfruttare tutte le grandi potenzialità che offre la tecnologia e serve investire in modo maggiore nell’e-commerce (soprattutto nei confronti delle generazioni più giovani, più propense agli acquisti online), con la ulteriore consapevolezza di quanto il vino italiano sia rinomato e ricercato in tutto il mondo.

Tra pochi giorni vedremo quindi quali indicazioni, dati, novità e tendenze verranno fornite dall’evento di Vinitaly durante l’edizione 2019. E se l’Italia sarà confermata, ancora una volta, ai vertici mondiali nel settore vinicolo… non ci resta che fare un bel brindisi per festeggiare.

Made in Italy, ovviamente!

Fonti:
https://www.vinitaly.com/
https://www.istat.it/
http://www.ismeamercati.it/vino
https://www.unioneitalianavini.it/
http://www.uiv.it/vino-in-cifre-2019-free-download/
https://www.foodweb.it/2018/04/vinitaly-il-primato-del-vino-italiano/

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Nel mese delle Fashion Week: i dati sulle imprese italiane del Settore Moda

E’ tempo di sfilate sulle passerelle e di nuove collezioni!

Questi primi mesi dell’anno sono da sempre legati alla moda e nel mondo si succedono rapidamente eventi di grande rilevanza.

Le Fashion Week  sono infatti organizzate a rotazione nelle grandi metropoli e nelle quattro capitali mondiali della moda l’interesse è massimo: si parte con le sfilate a New York e a Londra, poi si arriva nella nostra Milano ed infine si conclude con Parigi.

In queste città è elevatissima la risonanza mediatica e del pubblico, sempre numeroso e con la presenza di moltissime star internazionali in prima fila durante gli eventi.

A Milano la Fashion Week è presente sin dal 1958 e in questa edizione (svolta tra 19 e 25 febbraio 2019) ha registrato oltre 170 collezioni per l’autunno inverno 2019/2020, per un totale di 60 sfilate, più di 80 presentazioni e una trentina di altri eventi: sono numeri considerevoli per un settore molto importante della nostra economia nazionale.

Il sistema moda in Italia, infatti, registra circa 82mila imprese attive con un fatturato di 78 miliardi di euro: è una filiera che abbraccia svariate attività economiche manifatturiere e che dà lavoro ad oltre mezzo milione di persone.

L’ufficio studi di Mediobanca ha divulgato da pochi giorni l’aggiornamento del report riguardante i dati e l’andamento economico delle principali aziende della moda del nostro Paese.

Il focus di Mediobanca riguarda infatti le 163 imprese del settore con oltre 100 milioni di euro di fatturato nel 2017 e c’è un ulteriore approfondimento sulle 15 aziende con fatturato oltre i 900 milioni di euro, ovvero i colossi della nostra moda “made in Italy”, confrontate con le analoghe realtà europee.

La moda italiana è un settore che corre velocemente, rispetto alla media nazionale.

Il valore aggiunto di questo segmento di 163 grandi imprese cresce in modo decisamente più rapido rispetto al PIL nazionale, nonostante nell’ultimo biennio questo gap si sia attenuato rispetto agli anni 2014 e 2015.

Grafico 1: confronto tra valore aggiunto delle principali Aziende Moda e PIL nazionale (variazione % su anno precedente)

azienda moda valore pil

Il fatturato complessivo di questo gruppo di imprese supera i 70 miliardi di euro (+29% rispetto al 2013 e in costante crescita, seppur anche in questo caso nell’ultimo biennio l’incremento annuo sia più contenuto) e si tratta dell’1,3% del PIL nazionale.

Gli occupati sono 363mila, con una crescita di 60mila unità durante il quinquennio (+20%).

Queste imprese si distribuiscono in vari settori di attività economica ed è l’abbigliamento a guidare la classifica con una quota di aziende superiore al 40%, seguito al secondo posto dal settore della pelletteria e delle calzature (22%) e al terzo dalla gioielleria (12%).

Grafico 2: Il settore di attività delle principali aziende italiane della moda (fatturato oltre 100 milioni di euro)

aziende fashion settori

E’ importante sottolineare come ben il 40% di queste 163 grandi imprese italiane della moda abbia una proprietà estera (in particolare francese) e facciano pertanto capo a società di controllo straniero.

Ciò è dovuto alla presenza di grossi gruppi europei (così come si vedrà nei paragrafi successivi) che hanno al loro interno la gestione di molteplici brand, anche di altre nazioni.

A prescindere dalla location della proprietà, comunque, le principali imprese della moda nel nostro paese hanno sede prevalentemente nel Nord Italia: il 42% è situato nel Nord Ovest e il 33% nel Nord Est, mentre il restante 25% ha la sede tra Centro e Sud e Isole.

L’incidenza del fatturato estero per questo gruppo di imprese è rilevante ed è pari al 63% delle vendite totali.

La dinamica delle esportazioni è differente per tipologia di attività economica, con il settore dell’occhialeria al vertice, con una quota di fatturato proveniente dall’export vicina al 90%.

Più contenute rispetto alla media, invece, le quote di vendite estere per le aziende dell’abbigliamento (53%) e della gioielleria (36%).

Grafico 3: La quota estera (%) del fatturato 2017 per le principali imprese italiane della moda

faturato fashion

Dopo aver esaminato i dati delle imprese italiane con fatturato sopra i 100 milioni, lo studio di Mediobanca prosegue con un’analisi dei principali gruppi della moda a livello europeo, attraverso un panel di 43 gruppi aziendali con fatturato superiore ai 900 milioni di euro nel 2017.

L’Italia è il Paese europeo più rappresentato, con la presenza di ben 15 imprese, il 35% del totale, ma, nonostante questo, è la Francia a guidare il ranking relativo al giro di affari (30%), seguita da Italia e Spagna, entrambe collocate al 13%.

Grafico 4: Il fatturato (in miliardi di euro, anno 2017) dei maggiori gruppi europei di imprese del settore moda

fatturato fashion

La vittoria transalpina deriva principalmente dal colosso LVMH, un gruppo posizionato in vari settori dell’economia (moda, profumeria, orologi e gioielleria, editoria, enogastronomia) e capace di arrivare a 42 miliardi di fatturato, al cui interno ci sono tantissimi brand rinomati in tutto il mondo, anche di provenienza italiana, tra cui Christian Dior, Céline, Givenchy, Louis Vuitton, Sephora, TAG Heuer, Bulgari, Fendi, Loro Piana, soltanto per citarne alcuni legati al mondo della moda e del lusso.

Le prime 5 posizioni europee del ranking vedono svettare i gruppi di LVMH (Francia), Inditex (Spagna, proprietario di Zara), Adidas (Germania), H&M Hennes & Mauritz (Svezia) e Kering (Francia, con al suo interno molti marchi tra cui Gucci), tutti con fatturato superiore ai 15 miliardi di euro.

In questa particolare classifica, l’Italia posiziona il primo gruppo in settima posizione europea con Luxottica Group (9 miliardi di fatturato), mentre il “podio” nazionale è completato dal gruppo Prada (3 miliardi) e da Giorgio Armani (2,3 mld).

Nel grafico seguente viene mostrato l’elenco delle grandi imprese italiane della moda secondo il fatturato, superiore, come detto, ai 900 milioni di euro nell’anno 2017: sono nomi di imprese davvero importanti e note in tutto il mondo, orgoglio del nostro “Made in Italy”.

Grafico 5: I 15 gruppi principali italiani del settore moda per fatturato (in miliardi di euro, anno 2017)

gruppi fatturato

In sintesi, pertanto, emerge come il settore della moda italiana sia sempre più strategico nell’economia nazionale, con dati decisamente positivi: le grandi imprese della moda sono solide e redditizie e, anno dopo anno, crescono il fatturato, gli utili, l’export e l’occupazione, offrendo quindi uno scenario roseo per il futuro… nell’attesa delle prossime Fashion Week!

Fonti:
Ricerche e studi Mediobanca
https://www.mbres.it/sites/default/files/resources/rs_Focus-Moda-2018.pdf
https://www.mbres.it/sites/default/files/resources/Aziende%20Moda%20Italia%20(2013-2017).pdf
https://www.cribis.com/news/cribis-industry-monitor-sistema-moda-tradizione-e-innovazione-sostengono-la-ripresa/
https://www.istat.it/

 

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Analisi e Trend per il Settore della Cosmetica… tra presente e futuro

Si sta avvicinando sempre più l’appuntamento annuale con il Cosmoprof  Worldwide Bologna,  previsto a metà marzo, ovvero il più importante evento internazionale sul mondo della cosmetica e della bellezza professionale, che ha sede nel capoluogo emiliano da oltre 50 edizioni.

Questo evento (con la presenza di oltre 250mila visitatori, cifra record, nel 2018) porta in Italia, sin dal 1967, tutte le aziende leader del settore beauty, insieme a buyer, operatori, ricercatori di novità e tendenze, stampa nazionale ed internazionale, riuscendo così a generare un indotto considerevole.

In questo appuntamento sarà anche presentata l’anteprima dei dati pre-consuntivo dell’ultimo anno (che dovrebbero poi essere ufficializzati nel mese di giugno).

Le prime anticipazioni mostrano un settore in salute, in crescita anche nel 2018, confermando i trend degli ultimi anni.

Nell’attesa dei dati ufficiali, intanto, possiamo dare uno sguardo ai numeri e all’andamento del settore cosmetico in Italia fino ad oggi.

L’ultimo “Beauty Report (2018)”, insieme ai dati del “Rapporto Annuale (analisi del settore e dei consumi cosmetici in Italia nel 2017)”, ci mostra una fotografia dettagliata riguardante il settore, i prodotti e i consumatori della cosmetica.

Come è posizionata l’Italia nelle classifiche del settore cosmetico?

Innanzitutto bisogna sottolineare come l’Italia rappresenti uno dei maggiori mercati mondiali del settore cosmetico.

Con oltre 10 miliardi di euro, i dati sulle vendite del 2017 collocano il nostro paese nella “top ten” assoluta e al quarto posto in Europa, dietro soltanto a Germania, Francia e Regno Unito, con gli Stati Uniti e la Cina che guidano nettamente la classifica a livello mondiale.

Negli ultimi anni sia l’andamento della produzione che quello dei consumi interni registrano nel nostro paese variazioni positive rispetto all’anno precedente ed è ampiamente superata la crisi di qualche anno fa (nel triennio 2012-2014 i consumi avevano infatti registrato un segno negativo).

Analogamente, dall’inizio del decennio è in salute anche il saldo commerciale (+13% nel 2018), grazie all’andamento positivo delle esportazioni.

produzione cosmetica italia

Grafico 1: La variazione % dei consumi e della produzione nella cosmetica in Italia rispetto all’anno precedente

saldo settore cosmetico

Grafico 2: Il saldo commerciale (% anno su anno) del settore cosmetico in Italia

Quale è il comportamento d’acquisto dei consumatori della cosmetica?

E’ in evoluzione anche il comportamento dei consumatori della cosmetica, che in questi ultimi anni sta cambiando in modo rilevante.

Il consumatore oggi non vuole più rinunciare al proprio benessere e pertanto ha una maggior propensione alla spesa in questo settore, ma, soprattutto, sta aumentando la consapevolezza nei confronti dell’acquisto.

Il cliente vuole essere infatti informato su ciò che compra, quindi cresce la ricerca di informazioni, di recensioni e di opinioni sui prodotti o sui brand, attraverso il web, i social, ecc.

Ciò può tradursi in meno acquisti, ma di maggior qualità e costo dei prodotti rispetto al passato, con una frequente multicanalità di acquisto ed un alto livello di integrazione tra canale online e offline.

Il consumatore della cosmetica è alla ricerca dei migliori canali che offrono il miglior rapporto qualità/prezzo e la vendita online, in costante e decisa crescita anno dopo anno, è uno di questi.

Il cliente che compra online è alla ricerca soprattutto di prezzi vantaggiosi e offerte speciali, ma questo canale viene preferito anche per l’ampia scelta che offre, per la disponibilità dei prodotti, per la comodità/rapidità nella fase di acquisto e per la possibilità di combinare prodotti.

Pur in presenza di tendenze generali, è chiaro tuttavia come alcuni fattori segmentino l’utenza della cosmetica in vari cluster ed ognuno di essi abbia le sue peculiarità.

L’età e la disponibilità economica sono due tra le variabili più importanti e naturalmente i comportamenti di ricerca e di acquisto della fascia di popolazione più giovani hanno differenze rispetto a quella di età più avanzata (pensiamo per esempio alla diversità tra una ragazzina di 15 anni e una signora di 60).

Il mondo dei consumatori, quindi sta evolvendosi e diventando sempre più consapevole, ma anche le imprese della cosmetica stanno fronteggiando in modo costruttivo i cambiamenti di questi ultimi anni, con dinamiche in crescita per ordinativi, fatturato ed export che portano ad andamenti generalmente positivi degli esercizi commerciali, dimostrando la buona reattività avuta nella fase negativa del sistema economico, che attraverso la lettura dei numeri sembra ormai lasciata alle spalle.

Come acquistano in Italia i clienti della cosmetica?

Quali sono i canali di vendita?

Gli ultimi dati disponibili sui volumi di vendita ci dicono che i canali “mass market” della grande distribuzione sono i più utilizzati (37%), seguiti dalle profumerie (20%) e dalle farmacie (18%).

E’ significativo ricordare che negli anni ’80 le profumerie coprissero oltre un terzo della quota di consumi, ma la varietà del mercato attuale ha modificato questi equilibri di vendita.

La grande distribuzione, per esempio, sta ampliando la sua offerta verso la GDO specializzata, che raccoglie sempre più consensi nell’utenza, così come le catene mono-marca, mentre il canale e-commerce (di nascita più recente rispetto a quelli più tradizionali e che attualmente si attesta al 3% delle vendite) ogni anno, dall’inizio del decennio, ha registrato significativi aumenti nei volumi di vendita rispetto all’anno precedente (dato confermato anche dalle anticipazioni relative al 2018) e pare destinato ad aumentare sempre più la quota di mercato, soprattutto per le fasce di età più giovani.

canali vendita cosmetica italia

Grafico 3: i canali di vendita della cosmetica in Italia nel 2017

Sul lato dell’offerta di prodotti, le categorie dei prodotti viso e dei prodotti corpo si dividono la leadership per quanto riguarda le vendite al dettaglio nell’ultimo anno (17% ciascuna), seguiti dai prodotti per l’igiene corpo, dalla profumeria alcolica e dai prodotti per capelli (tutti e tre al 12%).

vendita dettaglio cosmetica italia

Grafico 4: le vendite al dettaglio della cosmetica in Italia nel 2017 per tipologia

Come la tecnologia influsisce nel settore della cosmetica?

Per concludere, abbiamo visto come il mondo della cosmetica sia in continua evoluzione e come le nuove fasce di mercato, prevalentemente per la generazione più giovane, abbiano specifiche esigenze: sentirsi/vedersi bene, vivere esperienze, avere prodotti personalizzati ed immediati.

Le nuove tecnologie stanno muovendosi rapidamente per conquistare questo segmento di mercato, per esempio attraverso lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (IA) la cui applicazione, tramite la raccolta di dati e gli studi di mercato, può permettere la personalizzazione dei prodotti per le necessità di ogni singolo consumatore.

In questo modo diventa possibile ottenere prodotti specifici, con molteplici variazioni (di ingredienti, colori, ecc.), che rispondano ai fabbisogni del singolo, passando così dal prodotto di larga scala a quello personalizzato e coinvolgendo il cliente con nuove esperienze e nuove emozioni.

 

Fonti:

https://www.cosmeticaitalia.it/centro-studi/Beauty-Report-2018/

https://www.istitutopiepoli.it/2018/07/nuovi-canali-per-la-cosmetica-in-italia/

https://www.istitutopiepoli.it/2018/03/la-cosmetica-in-italia-cosmetici-green/

http://www.humanhighway.it/trend/lecommerce-della-cosmetica-nel-2017.html

 

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Formazione in Azienda: un’opportunità sia per i lavoratori che per le aziende

Quanto è importante che le aziende investano in formazione?

Sicuramente il processo formativo ha ormai assunto all’interno delle aziende un ruolo strategico.

L’incremento e il potenziamento delle conoscenze e competenze dei propri lavoratori permette loro di sviluppare saperi utili e all’azienda di rimanere competitiva su mercati in continuo mutamento.

E’ opportuno che le imprese si facciano produttori di competenze e che vedano la formazione come un investimento sul futuro.

Come rendere un percorso formativo efficace e come attivarlo?

La formazione continua è fondamentale per l’azienda per investire nell’aggiornamento e nella qualificazione dei propri dipendenti.

Al fine di rendere un percorso formativo il più efficace possibile si devono seguire le seguenti tappe:

  • Analisi dei fabbisogni: in questa prima fase vengono individuati i fabbisogni formativi che possono derivare da tre categorie:
    • fabbisogni organizzativi: esigenza che deriva da specifiche strategie organizzative;
    • fabbisogni professionali: esigenza che deriva dal gap tra le performance attuali e quelle desiderate;
    • fabbisogni individuali: esigenza del singolo lavoratore in funzione del suo sviluppo professionale.
  • Definizione degli obiettivi dei destinatari: dopo un’attenta analisi dei fabbisogni si è in grado di delineare gli obiettivi del corso formativo e i destinatari che vi parteciperanno.
  • Progettazione: definizione dei contenuti e delle modalità attraverso cui verranno formate le persone.
  • Erogazione del corso.
  • Valutazione dei risultati: capire l’impatto che la formazione ha avuto sui discenti, l’efficacia dei contenuti formativi rispetto ai fabbisogni, ed il ritorno che queste attività hanno avuto sull’attività lavorativa.

Gli strumenti che per incentivare le aziende ad investire in formazione sono i Fondi Interprofessionali (ai quali viene destinato lo 0.3% dei contributi versati per ciascun dipendente) i bandi europei e il credito d’imposta.

Tuttavia questi strumenti, seppur molto importanti, hanno dei vincoli che non permettono di seguire appieno i reali fabbisogni formativi dell’azienda per questo è fondamentale che anche l’impresa impari a destinare parte del proprio budget interno alla formazione.

Secondo la mia esperienza, investire nella formazione non solo rende i lavoratori più preparati, ma li rende anche più motivati, più proattivi poiché investendo su di loro l’impresa li rende parte attiva dell’intero processo aziendale.

Cosa sono i tirocini formativi e perché sono un’opportunità per le aziende?

Oltre alla formazione pensata per le persone già presenti azienda è necessario pensare anche all’ingresso di persone junior in azienda, neo-laureati o neo-diplomati e comunque persone che non hanno ancora acquisito competenze sufficienti per lavorare in un determinato ambito.

Il tirocinio formativo, sia curriculare che extracurriculare, permette ai giovani di calarsi gradualmente nel mondo del lavoro e diventa un importante strumento per l’azienda che ha modo di entrare in contatto con giovani talenti che potrebbero diventare parte del team aziendale.

In questo senso l’azienda diventa un ente formativo a tutti gli effetti, affiancando il sistema scolastico e professionale nella formazione di giovani che si adattano a questa modalità di inserimento nel mondo del lavoro vedendola anche come l’opportunità di farsi conoscere da una realtà aziendale che potrebbe valutarlo come futuro lavoratore.

Il tirocinio formativo può diventare quindi uno strumento utile che permette, reciprocamente, ad aziende e lavoratori di accrescere il proprio know how: alle prime, perché hanno modo di introdurre in azienda in modo più controllato (e possiamo ammettere anche più economico) nuove menti e nuovi saperi, per i secondi perché si possono introdurre in maniera più controllata in una realtà aziendale “sperimentando” le effettive dinamiche lavorative ed accrescendo le proprie competenze.

Cosa si intende per Formazione Tailor-made?

La formazione risulta un elemento sempre più essenziale all’interno della vita organizzativa di un’azienda, ma anche i percorsi formativi per essere maggiormente efficaci e portare effettivamente crescita professionale e miglioramento in termini di produttività devono talvolta essere scardinati dai vecchi sistemi e diventare delle vere e proprie esperienze.

Un recente articolo del Sole24Ore ha posto l’attenzione su formazioni sempre più utilizzate dalle aziende che si focalizzano in modo specifico sulle specifiche necessità organizzative, e che possono essere svolte

andando oltre i percorsi dei tradizionali master, costruendo progetti mirati che abbracciano l’intero spettro delle metodiche possibili: dalle sessioni d’aula tradizionali allo show-cooking, dai singoli eventi esauriti nello spazio di una giornata alle academy aziendali continuative.

Questo significa creare situazioni diverse per i lavoratori, farli uscire dalla propria zona di comfort, dare loro la possibilità di misurarsi, oltre che sulla parte tecnica anche sul senso di appartenenza, sull’imprenditorialità e sugli aspetti gestionali e relazionali. Dobbiamo ricordarci che non solo si formano lavoratori ma anche persone.

 

Fonte:
https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-12-19/formazione-tailor-made-tutti-coda-all-universita-122111.shtml?uuid=AEPR8Q2G&utm_source=dlvr.it&utm_medium=linkedincompanies&refresh_ce=1
https://excelsior.unioncamere.net/images/pubblicazioni2017/EXC2017-formazione.pdf
https://www.risorseumanehr.com/blog-hr/il-processo-di-formazione-del-personale
https://www.sistemiamolitalia.it/formazione-in-azienda/
https://www.leadershipmanagementmagazine.com/articoli/cambia-la-formazione-aziendale/
https://www.avvenire.it/economia/pagine/tendenze-formazione-a-misura-d-azienda

 

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Come sta cambiando il mercato del lavoro e quali sono le nuove professioni?

Tempo di lettura: 3 minuti, Autrice: Valentina Chessa

Ormai siamo tutti consapevoli di come il mercato del lavoro sia cambiato e stia continuando a cambiare.

Siamo di fronte ad una costante trasformazione nel mondo del lavoro: che vede vecchi mestieri sparire, alcuni trasformarsi in qualcos’altro ed il nascerne di nuovi in base alle necessità dei business.

Quali sono i fattori che incidono sulla trasformazione del mondo del lavoro?

Te ne elenco alcuni che sicuramente hanno un impatto importante su questo cambiamento:

  • graduale invecchiamento della popolazione
  • globalizzazione
  • progresso tecnologico
  • rapida diffusione dell’ICT

Si parla di quarta rivoluzione industriale, di digital transformation, di nuovi paradigmi produttivi e nuovi modelli organizzativi, senza però tralasciare le ricadute che si sono avute sulla domanda di nuove competenze e professionalità.

Da una recente ricerca condotta dal Sistema Informativo Excelsior le tre principali criticità presenti nell’attuale mercato del lavoro sono:

  1. mismatch, cioè la carenza qualitativa e quantitativa di competenze;
  2. scarsa trasparenza nel sistema delle competenze e delle qualifiche;
  3. difficoltà di anticipare e prevedere le competenze richieste dal mercato.

Quali sono le competenze chiave maggiormente richieste?

Sempre dalla ricerca del Sistema Informativo Excelsior viene evidenziato come il tessuto produttivo sia sempre più orientato al mondo digitale così come lo sono le competenze chiave ricercate dalle aziende:

  • capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici, per organizzare e valutare informazioni qualitative e quantitative;
  • possesso di competenze digitali, come l’uso di tecnologie internet, e capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale;
  • capacità di gestire soluzioni innovative applicando tecnologie digitali e robotiche, big data analytics, internet of thing, ecc., in linea con i processi aziendali.

Riprendendo ciò che dice il giornalista Andrea Granelli: 

la sfida è sia tecnica che culturale, non si tratta più di inserire in azienda tecnologie, computer, piattaforme applicazioni, etc., ma di associare alla componente tecnica anche quella umana e artistica.

Viene introdotto infatti il concetto di “artigiano del digitale” cioè colui/colei che ha “la capacità di concettualizzare, di astrarre, di riflettere, ha l’esercizio del pensiero critico, la mentalità indiziaria, l’abilità nel dare senso alle cose”.

Cultura digitale e e-skill

Emerge quindi l’importanza di una cultura del digitale e delle e-skill nella loro complessità, del modo di vivere il mondo digitale e di come le vecchie e nuove generazioni si approcciano a questo.

Diventa inevitabile investire sul capitale umano, orientare i lavoratori attuali e futuri tali ai nuovi sistemi e alle nuove tecnologie che vanno ad integrare e migliorare, non solo sostituire, i sistemi conosciuti fino ad oggi.

Non è la specie più forte a sopravvivere e nemmeno quella più intelligente, ma la specie che risponde meglio al cambiamento – Darwin

Le parole d’ordine sono quindi flessibilità e adattamento, caratteristiche oggi fondamentali per restare competitivi nel mercato del lavoro.

Questi concetti devono essere tenuti ben in mente da tutte le parti chiamate in causa in questo continuo processo di cambiamento: lavoratori, aziende istituti/enti formativi e pubblica amministrazione.

Infatti se è vero che i lavoratori devono sviluppare nuove competenze, sia tecniche che trasversali, è altrettanto vero che gli enti formativi e la pubblica amministrazione devono dare tutti gli strumenti possibili alle persone e alle aziende per farle evolvere: per fare questo è fondamentale che ci sia comunicazione reciproca tra ambito formativo e tessuto produttivo.

L’Osservatorio delle Competenze Digitali mette in evidenza come il numero di laureati e diplomati provenienti da studi di tipo informatico sia insufficiente a coprire la domanda di professioni ICT, e la crescente difficoltà delle imprese ad attrarre e reperire profili adeguati alle nuove sfide.

Inoltre vi è una richiesta sempre più emergente di competenze digitali, anche in ambiti non strettamente legati all’ICT (come industria della moda, industria meccanica, Hospitality e settore pubblico).

Diventa importante capire quali possano essere gli strumenti che permettono quanto più possibile di colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro.

Riporto di seguito uno schema elaborato dall’Osservatorio delle Competenze Digitali 2017 dove vengono delineati gli interventi da valutare:

mercato del lavoro

E’ possibile dire che i benefici dell’innovazione sono quindi strettamente legati alla capacità della società di adeguare il capitale umano alla trasformazione digitale.

Di seguito inserisco alcune fonti che ho consultato per elaborare questo articolo:

  • Previsione dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2018-2022)” Unioncamere – ANPAL, Sistema Formativo Excelsior
  • Analisi della domanda di competenze digitali nelle imprese italiane per il 2017” Unioncamere – ANPAL, Sistema Informativo Excelsior, 2017
  • Osservatorio delle competenze digitali 2017. Scenari, gap, nuovi profili professionali e percorsi formativi” Agenzia per l’Italia Digitale
  • Osservatorio delle competenze digitali 2018” Agenzia per l’Italia Digitale

 

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Digital Transformation: cosa è e cosa significa per le Aziende

Tempo di lettura: 3 minuti; Autore: Vincenzo Raimondo

Da qualche anno ormai tutti parlano di Digital Transformation.

Qual’è la definizione di questa buzz word?

Se lo chiedessimo a 10 persone avremmo 10 risposte differenti e tutto questo è normale, perché dietro queste due parole c’è un mondo.

Cercheremo di far capire, in base alla nostra esperienza, cosa può significare applicare la Digital Transformation.

La connessione ad Internet prima e lo smartphone poi hanno cambiato completamente la società e questo per le aziende significa confrontarsi con un nuovo mercato e con nuovi consumatori o semplicemente diversi.

Da qui scattano alcune domande: le aziende sono pronte? Cosa devono fare per essere pronte?
Devono trasformarsi possibilmente utilizzando il digitale.

Quasi sicuramente dovranno rivedere i loro modelli di business e l’organizzazione aziendale per rispondere alle richieste del nuovo mercato.

transformation digitale per aziende

Perché trasformarsi usando il digitale?

Perché ormai entrato nella vita di ognuno di noi e sta trasformando tutto.
Potremmo dire di vivere nella rivoluzione digitale, per fare un paragone con la rivoluzione industriale, ma con la differenza che non si fermerà.

Andrà sempre avanti con nuove opportunità da cogliere subito.

Quindi? Cosa significa Digital Transformation?

Sicuramente non è un problema tecnologico nel senso che sostituire o adottare un software non è digital transformation.

Introdurre un software che permette di risparmiare tempo in operazioni ripetitive e dedicare il tempo delle persone per i compiti dove il valore aggiunto dell’uomo è necessario è digital transformation.

Iniziare ad utilizzare il cloud per spostare il sito web da vecchio provider non è digital transformation, ma se scegliessimo il cloud per bilanciare il carico sul software ed essere immediatamente scalabile in risposta alle oscillazioni della richiesta allora sì è digital transformation pensando sempre all’utente/cliente.

Avere un conto PayPal e permettere ad un nostro cliente di trasferisci denaro digitalmente è digital transformation.

Avere qualcuno che costantemente monitora la rete per intercettare chi parla di noi, nel bene e nel male, o anche per apprendere quello che sta succedendo nel nostro settore è digital transformation, ma avere un sito aggiornato e mobile friendly ormai non lo è più.

Implementare lo smart working come riorganizzazione aziendale per venire incontro alle esigenze personali dei dipendenti è digital transformation, come utilizzare le videoconferenze per ascoltare e parlare più spesso con i nostri clienti o potenziali clienti.

Dare la possibilità ad un cliente, che riceve un prodotto guasto, oppure un prodotto non all’altezza delle sue aspettative, di entrare subito in contatto dal suo smartphone con il nostro customer care e risolvere la problematica in due minuti è digital transformation.

Inserire un software che permetta di ricercare velocemente negli archivi aziendali un documento molto vecchio, che parla di un particolare argomento, è digital transformation, così come migliorare e velocizzare alcuni processi manuali inserendo della tecnologia, hardware e software.

Diamo ora la nostra definizione di Trasformazione Digitale

Qualsiasi sia il tuo mercato di riferimento oggi devi entrare in contatto con i tuoi clienti prima, durante e post acquisto. Oggi, ed in futuro ancora di più, il cliente non compra solo il tuo prodotto, ma compra tutta l’azienda. Il posizionamento di mercato non è dato più dal prezzo dei tuoi prodotti, ma dal posizionamento dell’azienda intera.

Il Digitale può aiutarti nella trasformazione, ma devi ripensare alla tua visione sulle persone: clienti, collaboratori e perché no anche ai fornitori.

  • Prenditi cura dei tuoi clienti con delle persone dedicate alla customer care.
    Prevedi un CRM aziendale, che tutti i tuoi collaboratori interni potranno usarlo, dove inserire tutta la storia dei contatti con i clienti (passati, attuali e futuri) e dove potrai annotare anche una semplice telefonata.

 

  • Informa il mercato delle caratteristiche dei tuoi prodotti, ma non buttare lì due PDF sul sito.
    Crea una scheda prodotto ricca con immagini, video, testi e se fosse possibile recensioni VERE di altri clienti. Aggiungi alla descrizione del prodotto tutti i servizi che puoi offrire.
    Le schede prodotto devono diventare delle proprie landing page dove catturare contatti. Inizia a fare del vero e serio web marketing utilizzando tutti gli strumenti oggi a disposizione.

 

  • Crea un’area riservata a cui darai accesso solo ai clienti. Qui la tua azienda si aprirà ancora di più per esempio formando i clienti sull’utilizzo dei prodotti e darà tutte le informazioni possibili.
    I clienti potranno entrare in contatto tramite dei ticket e saranno ovviamente seguiti al meglio.

 

  • Internamente fai costantemente delle riunioni. Non parlare te, fai parlare le persone.
    Condividi con tutti sia le cose negative che i meriti che il mercato ti darà.
    Fai capire che è il risultato che conta e non solo le 8 ore di lavoro.
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Migliorare se stessi per crescere professionalmente è possibile. La storia di Feny Montesano

Migliorare se stessi significa credere nelle proprie possibilità, avere una forte autostima, seguire le proprie passioni e, di conseguenza, crescere professionalmente.

In questo articolo ti racconto la storia di Feny Montesanoresponsabile delle pubbliche relazioni e ufficio stampa di Aruba.itA soli 33 anni, ricopre in azienda un ruolo di fondamentale importanza. Da quanto lei stessa racconta nell’intervista rilasciata a Nova Blog – de Il Sole 24 Ore, a fare la differenza è stata la sua autostima, e la capacità di credere nelle proprie possibilità. 

Feny Montesano, un esempio di crescita personale

Feny ha iniziato la sua carriera ad Arezzo, presso Sintra Consulting dove ha portato avanti il progetto di lancio del website builder Oneminutesite.it nel mercato UK, e questo è per noi motivo di grande orgoglio.

Nata a Valsinni, in provincia di Matera, in Basilicata, la vita di Feny è stata ricca di spostamenti e viaggi. Prima per motivi familiari, poi per scelte fatte in funzione della propria crescita personale, oltre che professionale.

Si laurea a La Sapienza di Roma – in Traduzione Tecnica applicata alla Comunicazione. Poi, si sposta a Londra, per una prima work expearience presso la “Portsmouth Film Society”, a Portsmouth, a sud di Londra.

Da li, a lavorare a Washington DC, come reporter, il passo è stato breve, o quasi. Probabilmente per via della sua intraprendenza, e della sua voglia di accrescere le proprie esperienze e migliorarsi.

Ti piacerebbe ricoprire un ruolo di responsabilità all’interno di una grande aziende? Fai come Feny, e come molte altre persone che non smettono di inseguire le proprie passioni. Vieni fuori da quella zona di comfort che sembra così comoda, ma che è, di fatto, una trappola per la tua crescita umana e professionale.

Amplia la tua zona di comfort e sarai più forte

abbandona la tua zona di comfort

Viene chiamata Zona di Comfort (dall’inglese comfort zone), quell’ambiente che conosci alla perfezione. I soliti amici, la famiglia, la città in cui vivi, le persone che vedi ogni giorno, le cose che conosci. Le care, vecchie abitudini insomma.

Essere nella tua zona di comfort ti rende tranquillo, sicuro, ma anche poco avvezzo al cambiamento, poco incline a lavorare su te stesso, potenzialmente debole. L’abitudine porta le persone ad accontentarsi, a sfuggire nuove sfide, a non crescere.

Prova, a piccoli passi, ad uscire fuori dalla tua zona di comfort. Solo così potrai scoprire che esistono nuove opportunità: aspettano solo di essere colte.

Potrei farti mille esempi, otre quello di Feny.

“Se vuoi puoi”, diceva mia madre. “L’unico limite che hai è quello che imponi a te stesso”, dice sempre Nando Pappalardo, un mio grande amico, nonché founder di YIthemes . Se non riesci a crescere professionalmente è perché tu stesso non credi di poterlo fare.

La maggior parte delle persone che conosco, e che hanno raggiunto importanti obiettivi, personali e professionali, vivono in città diverse da quelle in cui sono nate. Hanno rincorso le proprie inclinazioni e creduto nel proprio potenziale. 

Buttati a capofitto nelle nuove esperienze

Crescita professionale è percorrere nuove strade

Feny, come ti dicevo, ha lavorato in Sintra Consulting, alla promozione di Oneminutesite.it.

Nel 2012 il cambiamento è stata la chiave che le ha aperto nuove porte. Si trasferisce a Firenze. Inizia la sua carriera in Aruba, dove adesso è responsabile delle PR e dell’ufficio stampa. Coordina i tre uffici stampa dell’azienda (Italia – UK – Polonia) e tra le tante attività, si occupa delle relazioni con clienti, sponsor e partner.

Il consiglio con cui conclude la sua intervista? “Viaggiare, sempre, quando stai bene, quando stai male. Sia un viaggio in Australia o un giro nel negozio sotto casa, esci, esplora, conosci gente, confrontati, parla.»

In pratica, è ciò che ti ho suggerito per tutto l’articolo.

Sei pronto a crescere umanamente e professionalmente?

Lavora con noi

È il tempo della riflessione. Basta scrivere.

Tocca a te avviare quel processo di crescita che può portarti al vero cambiamento. A proposito, sei uno sviluppatore, un informatico, hai studiato marketing digitale? Pare che lavorare in Sintra Consulting porti bene!

Mandaci il tuo curriculum, osa. Proponiti. Conosci lo staff (siamo un team di quasi 70 persone!).

Soltanto se agisci potrai sapere come andrà a finire.

 

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Arriva il primo Shopify Meetup in Italia

Dopo il successo a Londra e in Spagna, è finalmente arrivato il momento del primo Shopify Meetup in Italia. 

L’evento, organizzato da Sintra Digital Business Srl in collaborazione con il Team internazionale di Shopify, si terrà il prossimo 13 settembre a Milano presso Blend Tower – Piazza Quattro Novembre 7 – 20124 MI.

Un’opportunità davvero irripetibile, interamente dedicata alle aziende che vendono online.

Per partecipare iscriviti qui!

Sarà una occasione unica per tanti motivi, te ne sveliamo alcuni:

  • Sarà una giornata dedicata al Networking.
  • Arricchita da tutta l’esperienza del team internazionale Shopify e dei suoi partners.

La partecipazione al workshop è gratuita.

Il programma dell’evento

14.30 – Arrivo e accredito

15:00 – Shopify – Jenny Izaguirre e Giulia Greco

15:30 – Sintra – Shopify Expert – Iacopo Pecchi

16:00 – Velasca – Plus Customer – Enrico Casati

16:30 – Cooder – Azienda Partner – Enrico Zoli

17:00 – Coffee Break

17:30 – Ingenico – Payment Provider – Andrea Galdino

18:00 – Opherty & Ciocci – Shopify Standard – Marco Operti

18:30 – Kerry Logistics  – Logistic – Stefano Poliani

19:00 – SALUTI

Chi è Shopify

Shopify è una società canadese di e-commerce con sede ad Ottawa, in Ontario.

Shopify è una piattaforma che consente a chiunque di vendere facilmente online,  in un negozio fisico e in qualsiasi altro posto.

Le funzionalità di Shopify sono molteplici, infatti:

  • Ti permette di sviluppare un sito web, un negozio online e un blog completamente personalizzati
  • Potrai vendere su nuovi canali come Instagram
  • Avrai una lunghezza di barra, inventario prodotti e dati dei clienti illimitati
  • Supporta più di 100 canali di pagamento internazionali
  • Automatizza il processo di evasione ordini grazie alle app per le spedizioni
  • Ha un team specializzato di supporto per la clientela

Ti aspettiamo a Milano il 13 Settembre 2018!

Iscriviti ora. Assicurati subito un posto!

GDPR 2018: Cos’è e come mettere in regola il tuo Sito Web o eCommerce

Dal 25 maggio 2018 è direttamente applicabile in tutti gli Stati Membri il Regolamento Ue 2016/679, noto come GDPR (General Data Protection Regulation), relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali.

GDPR cosa è e come funziona

Con il Regolamento Ue 2016/679 vengono:

  • introdotte regole più chiare su informativa e consenso;
  • definiti i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali;
  • poste le basi per l’esercizio di nuovi diritti;
  • stabiliti criteri rigorosi per il trasferimento degli stessi al di fuori dell’Ue;
  • fissate norme rigorose per i casi di violazione dei dati.

Le norme vengono applicate a tutte le imprese compre quelle situate fuori dallUnione Europea che offrono servizi o prodotti all’interno del mercato Ue.
In caso di non osservanza delle norme sono previste pesanti sanzioni.

Data la complessità del regolamento è stata prevista l’introduzione della figura del “Responsabile della Protezione dei Dati” (Data ProtectionOfficer o DPO), incaricato di assicurare una gestione corretta dei dati personali nelle imprese, individuato in funzione delle qualità professionali, della conoscenza specialistica della normativa e della prassi in materia di protezione dati. Continua a leggere

L’e-shop di Monnalisa Cambia Look: on-line la Nuova Veste Grafica

Logo MonnalisaNuovo layout grafico per lo shop di Monnalisa: l’azienda leader nel mercato dell’abbigliamento per bambini di fascia alta si presenta on-line con un sito web ancora più accattivante e facilmente navigabile anche da smartphone e tablet.

Design semplice ed essenziale, ampio risalto alle immagini, schede prodotto  facilmente fruibili per l’ottima disposizione e presentazione dei contenuti:  se nel precedente e-commerce dominava il tema black&white, nell’attuale è senza dubbio il colore a guidare maggiormente la navigazione, dalla selezione della categorie a menù alla visualizzazione delle sezioni salienti della scheda prodotto (informazioni sul prodotto, selezione taglia, aggiunta al carrello).

Parola d’ordine semplicità, senza rinunciare allo stile:  il carattere giocoso dovuto all’impiego del doodle che caratterizzava fortemente il precedente e-commerce si ritrova ancora in alcuni elementi grafici, soprattutto presenti all’interno dei banner della home page.

 

e-commerce MonnalisaNuova veste grafica ma non solo:  lo shop diventa la vetrina principale del brand

Da sito web indipendente a vero fulcro della presenza on-line del brand:  sito web corporate e shop on-line si trovano adesso uniti.
Accedendo all’indirizzo www.monnalisa.eu,  l’utente adesso ha la possibilità di vivere a pieno l’esperienza Monnalisa: dalla scoperta delle collezioni alla possibilità di acquistarne facilmente i prodotti, senza dimenticare informazioni su iniziative commerciali e promozionali e  contenuti di approfondimento sul azienda, mission e valori.

Nuovo design grafico, percorsi di navigazioni ancora più efficaci: nel nuovo shop on-line di Monnalisa si riorganizza anche l’architettura, offrendo agli utenti vari percorsi:

  • navigazione per genere con macrocategorizzazione bambino/bambina  all’interno della quale è possibile scegliere i prodotti per fascia di età, categoria merceologica  o occasione (compleanno, back to school..);
  • navigazione per stagione con possibilità di scegliere tra nuova collezione, saldi e outlet;
  • navigazione per brand

Ampie possibilità di scelta ma soprattutto percorsi di navigazione efficaci: laddove il sito presenta una navigazione più trasversale, l’utente ha la possibilità di reperire con facilità gli articoli di interesse grazie alla presenza di efficaci  filtri di ricerca (sesso, collezione, taglia, categoria…)

 

Design e Tecnologia:  la forza del progetto Monnalisa

Performante, flessibile, piattaforma leader nell’ambito e-commerce:  lo shop on-line di Monnalisa è stato realizzato con tecnologia Magento e recentemente aggiornato alla più recente versione della piattaforma lanciata on-line.

Lo shop è inoltre integrato all’interno di un’architettura software complessa capace di interfacciarsi anche con la piattaforma di gestione del magazzino. L’e-commerce è infatti collegato ad un gestore unico della disponibilità prodotti (SOA, architettura orientata al servizio di disponibilità) che permette a tutti gli attori in gioco (B2B, B2C, negozi) di conoscere il tempo reale la disponibilità prodotti.

 

Un unico punto di ingresso all’interno del mondo di Monnalisa, un sito destinato a diventare un asset cruciale per il brand stesso grazie alle sue infinite potenzialità anche in ambito marketing: il nuovo sito, nato dalla collaborazione tra Sintra Consulting e GNV&Partners, rappresenta a tutti gli effetti il nuovo volto di Monnalisa in rete.

 

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